|
Situata nella valle occidentale del massiccio del Matese, al confine con il
Molise e a poca distanza dal Lazio Capriati a Volturno, nella
parte montuosa del suo territorio, costituita da dolomie e calcari,
gode di un ampio patrimonio boschivo; la conformazione del suo
territorio è molta scoscesa, soprattutto nella parte alta,
e le pendici sono rocciose. Le vette più elevate sono il
Monte Caselle Iannitti, il Monte Casaiavutti, il Monte S. Crocella
e il Monte Gallo. I loro declivi sono percorsi da corsi d'acqua
occasionali originati dalle intense piogge del periodo autunno-invernale.
Il
Volturno attraversa il territorio di Capriati dividendo la provincia di
Caserta da quella di Isernia. Il fiume Sava, proveniente dai monti di
Fontegreca e Gallo Matese sfocia nel Volturno nel territorio di Capriati.
In località Solfaniccio c'è una pozza le cui acque sulfuree
hanno proprietà curative per le malattie della pelle. La flora
è costituita da lecci, cerri, querce, carpini ed aceri, cornioli,
eriche, ligustri, mirti, lentischi, terebinti e ginestre.
Il sottobosco è ricco di anemoni, edere, ciclamini, viole, origano,
rosmarino, salvia, ruta, menta, timo, maggiorana, finocchietto
e serpillo. La fauna è abbontante è costituita principalmente
da cinghiali, lepri, volpi, tassi, ricci, tordi, merle e ghiandaie
che prediligono la collina e i fitti boschi montani; nelle zone
limitrofe al Sava e al Volturno ci sono merli acquaioli, beccaccie,
beccaccini, aironi cenerini, martin pescatori, germani e gallinelle
d'acqua. Tra gli uccelli migratori si calcola il falco smeriglio,
lo svasso maggiore, la marzaiola, il fiscione e la pavoncella.
Nel Volturno abbondano trote, albarelle, barbi, tinche, anguille
e altre specie d'acqua dolce. Le origini di Capriati a Volturno
risalgono all'anno 448 a.C., quando dal Console Tiberio Minucio
fu costruita la via Minucia. Capriati era luogo di riposo e di
sosta già al tempo dei Sanniti il cui insediamento era
collocato nella cinta fortificata di Mandra Castellone sul monte
Gallo, prescelta per il controllo della valle del Volturno. Al
periodo sannitico risalgono i resti di una cinta fortificata in
località Sterpaia ed alcune sepolture, di cui una conteneva
del vasellame e un bellissimo pugnale di bronzo finemente cesellato
appartenenti ai Sanniti.
Parecchie sono pure le rovine romane, tra cui i resti del Ponte Latone,
costruito dai romani per attraversare il Volturno e per collegare le città
di Aesernia e Allifae. Nei primi secoli del Medioevo, lungo il percorso
di questa importante via di comunicazione sorsero gli insediamenti facenti
parte di Capriata, un territorio che accoglieva più insediamenti
e tra questi c'erano San Giovanni in Coppitellis, San Tomeo, Sant'Andrea
e Santa Maria del Piano. La prima notizia certa sul borgo risale all'881,
quando Capriata era divisa in due quartieri appartenenti l'una alla chiesa
di San Pietro di Isernia e l'altra al monastero di San Vincenzo al Volturno.
Dal 979 passò ai Benedettini di Montecassino nel cui patrimonio
rimase fino al 1290; in questo periodo, quando le popolazioni locali furono
costrette a raggrupparsi in luoghi più sicuri e meglio difendibili
da attacchi di invasori e si trasferirono alle pendici dell'attuale Cesa
Iannitti, cominciò a delinearsi il centro abitato di Capriati;
su questo nuovo insediamento fu costruito il Castello. Dal 1290 Capriati
appartenne alla famiglia Villacublai-Sangiorgio. Dal 1329 appartenne alla
famiglia Capuano; dal 1390 fu feudo dei Sanfromondo. Nel 1450, Capriati
insieme a tutta la baronia di Prata, passò sotto il dominio di
Francesco Pandone, conte di Venafro. Dal 1528 fu feudo della famiglia
Lannoi fino al XVII secolo, quando fu assegnata ai Carafa. Da questo secolo
si cominciò a costruire fuori le mura e a quel periodo risale anche
la Chiesa S. Maria delle Grazie. Tra il 1645 e il 1653 la Baronia di Capriati
fu venduta dai Carafa a Francesco II Gaetani d'Aragona, quarto duca di
Laurenzana. Iniziò così il possesso dei Gaetani d'Aragona
che si protrasse fino al 1806 con l'abolizione della feudalità.
L'antico nome di Capriata rimase fino al 1863, quando divenne ufficialmente
Capriati a Volturno. Le vicende del paese dopo l'unità d'Italia
sono state caratterizzate da miseria e da fenomeni di emigrazione massiccia
verso l'America e i paesi del centro Europa. Con l'avvento del Fascismo
e con l'abolizione nel 1927 della provincia di Caserta, Capriati fu aggregata
alla provincia di Campobasso, ma nel dopoguerra, con la ricostituzione
della provincia di Caserta, ritornò di nuovo a far parte di quest'ultima.
Dagli anni sessanta il paese ha avuto un notevole incremento edilizio
ha configurato un paesaggio che unisce armoniosamente il "vecchio"
e il "nuovo" con forme e colori che ben si inseriscono nell'ambiente
circostante. Le attività economiche principali sono legate alle
numerose aziende agricole. La zona pianeggiante, limitrofa al Volturno
e al Sava è coltivata a cereali, ortaggi, vigneti e frutteti vari.
La fascia collinare e pedemontale è occupata da splendidi uliveti
che danno un olio leggero e profumato. I prodotti dell'agricoltura soddisfano
appena le esigenze locali e in genere non sono soggetti alla vendita.
Un ruolo importante è dato dalla pastorizia.
La cittadina è dotata di moderni e attrezzati impianti sportivi
costituiti da un campo di calcio, campo da tennis, campo polivante basket-pallavolo-calcetto,
pista d'atletica.
Di notevole interesse artistico sono:
- il Ponte Latone restano solo
due pilastri in discreto stato di conservazione e una cappella annessa
risalente però ad un periodo successivo.
- il borgo medievale con castello
e torri - la Chiesa Santa Maria delle Grazie
- la Cappella di Santa Maria del Piano
era forse in origine una antica basilica cassinese-longobarda del
secolo VIII-IX, ora annessa al camposanto e sia stata costruita
sulle rovine di un tempio romano. La cappella conserva un interessante
ciclo di affreschi risalenti al XIV secolo; una trecentesca Madonna
col bimbo ed un singolare martire, vestito solo degli strumenti
del martirio, regge un cartiglio con una scritta gotica. Più
tardo l'affresco nell'abside raffigurante Madonna con Bimbo mentre
la navata presenta sotto la volta un affresco raffigurante un popolaresco
Padre Eterno del XVII secolo.
- Ruderi del convento di San Tomeo
Di notevole interesse paesaggistico sono:
- il Pianellone
- la Crocella
- il Monte Castellone
- il Cantagallo
- Pietralati che con una superfice di 590 ettari,
in cui abbondano specie quercine ed è accessibile dalla
strada provinciale Fontegreca-Gallo. La fauna è costituita
da cinghiali, lepri, volpi, e pernici.
Fra gli eventi vi sono numerosi appuntamenti con le tradizioni
e il folklore locali:
- il Carnevale capriatese martedì grasso
- i falò di Pasqua in piazza Roma e fuochi dell'ottava
nei diversi rioni
- la festa popolare del 10
Maggio sul Monte Crocella
- la sagra del vino
- la sagra dei ceci e tagliariegli il 5 Dicembre
- la festa in onore di S. Rocco dal 14 al 18 Agosto
- le Processioni serali del Corpus Domini e dell'Assunta
il 15 Agosto.
INDICE EDIZIONI Sabato 2 Ottobre 2004
la vera storia del toponimo
Capriati a Volturno, e la burocrazia non c’entra
Vincenzo Corniello
A tutti, pensando ad un errore burocratico, verrebbe di dire «Capriati
al Volturno», invece di «Capriati a Volturno», come
invece impone la toponomastica del piccolo Comune ai confini tra Caserta
e Campobasso. Eppure c’è una motivazione storica per la dizione
esatta, quella con la «a» al posto di «al». Lo
spiega l’avvocato Adriano Prato, noto storico del luogo. «Capriati
a Volturno e Capriati al Volturno - dice - sono nomi diversi, attribuiti,
in tempi diversi ma moderni a quella parte di territorio che si estende
tra il Matese e il Volturno e che incorpora parte della valle del Sava,
verso i più piccoli comuni di Ciorlano e di Fontegreca. L’alternarsi,
nel tempo, delle preposizioni “a” e “al” non è
affatto dovuto, come potrebbe credersi, ad un errore burocratico, bensì
è riferito alla posizione geografica del territorio rispetto alla
Provincia di appartenenza». Capriati a Volturno era già casertana
fino al 2 gennaio 1927: dopo la soppressione della Provincia decisa dal
Fascismo, passò a far parte della Provincia di Campobasso. Fu allora
che il suo nome si modificò in «Capriati al Volturno»
in quanto, spiega ancora Prato, «tra il Comune e la città
di Campobasso si frapponeva il fiume Volturno. Come per dire ‘Capriati
che sta al di la del Volturno’, in quanto la cittadina sorgeva sulla
riva opposta del fiume rispetto a Campobasso. Con la ricostituzione della
Provincia di Caserta -conclude lo storico Prato-, avvenuta in data 11
luglio 1945, Capriati fu di nuovo accorpata a Terra di Lavoro e riacquistò
il suo nome originario: cioè Capriati a Volturno, che è
tuttora il nome esatto, e che significa ‘Capriati sul Volturno’
e non più ‘al di la del Volturno’, perché tra
Caserta e Capriati non si frappone più geograficamente il fiume
Volturno».
Una curiosità che offre anche l’occasione per ricordare le
antiche origini di questo paese che risalgono all'anno 448 a.C., quando
dal Console Tiberio Minucio fu costruita la via Minucia. La prima notizia
certa sul borgo risale all'881, quando Capriata era divisa in due quartieri.
Dal 979 passò ai Benedettini di Montecassino nel cui patrimonio
rimase fino al 1290; in questo periodo, quando le popolazioni locali furono
costrette a radunarsi in luoghi più sicuri da attacchi di invasori
e si trasferirono alle pendici dell'attuale Cesa Iannitti, cominciò
a delinearsi il centro abitato di Capriati; su questo nuovo insediamento
fu costruito il castello.
Informazione ottenuta: Il Mattino |